AI (Artificial Intelligence)
L’opera nasce da una riflessione su un recente esperimento effettuato da Facebook e tempestivamente interrotto, in cui due “intelligenze conversazionali” dovendo portare a termine una contrattazione uno contro uno, ad un certo punto hanno modificato il loro linguaggio continuando a conversare tra loro senza che gli stessi programmatori comprendessero ciò che si stessero dicendo. Questo è stato possibile grazie ad un certo grado di libertà dato ai Bot, per cui l’uso di un linguaggio umanamente comprensibile era una strategia di comunicazione preferibile ma facoltativa. Il fatto di non costringere in una istruzione precisa i Bot dandogli facoltà di scelta ha evidenziato come la scelta di questi, anche solo per vantaggio comunicativo, li abbia portati ad adottare un linguaggio a noi incomprensibile, escludendoci di fatto dalla conversazione. Il problema delle Intelligenze Artificiali è che non si possono definire tali senza un certo grado di autonomia decisionale eppure nel momento in cui gli si fornisce questa autonomia essa può sfuggire al nostro controllo, lasciandoci in balia degli esiti.
Con quest’opera ho voluto mettere l’osservatore di fronte al fatto compiuto, vale a dire di fronte ad un elaboratore che dichiara: IO PENSO. Di fronte ad un’affermazione del genere, siamo certi di comprenderne appieno il significato? Quali sono i pensieri di un elaboratore che non prova emozioni, non ha etica, nè morale? Siamo certi di voler dare alle macchine questa facoltà?
IA (Artificial Intelligence) - legno, vetro, scheda arduino programmata, display, batterie, 32.5x42.5x8 cm -2017
Deserti
Nella società contemporanea sempre più prepotentemente gli smartphone occupano la totalità della nostra vista, del nostro sguardo, sono veicoli che tendono a farci espandere nel mondo, ci mettono in comunicazione con chiunque in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, ci consentono di reperire informazioni ed immagini in brevissimo tempo, ma contemporaneamente ci isolano dal mondo fisico che ci circonda limitando il nostro spettro visivo e conoscitivo alle dimensioni di un display di uno smartphone. Tutto ciò che resta fuori quel piccolo schermo svanisce o quantomeno viene offuscato pesantemente, spariscono gli odori, il nostro sguardo in giro per strada non incrocia più gli altri sguardi dei passanti, la strada percorsa a piedi viene percepita solo quanto basta per non inciampare con brevi e furtive occhiate strappate dallo sguardo fisso sul display.
Un Deserto di relazioni, un’Aridità in termini di interesse per ciò che ci circonda e su ciò che potrebbe generarsi, la possibilità mancata di lasciare la nostra traccia di evidenziarne il nostro percorso per perdersi tra le infinite e sovrapposte tracce lasciate da sconosciuti.
Ho intervistato diversi Artisti per avere una visione “estesa” del deserto, su ciò che è e su ciò che può significare, Artisti e non persone comuni in quanto ritengo siano persone che hanno una sensibilità ed una capacità di analisi della realtà più spiccata, una visione meno convenzionale rispetto ai clichè possibili.
Questo lavoro esplicita la mia riflessione su quanto del mondo naturale ci perdiamo quotidianamente per l’utilizzo degli smartphone che attraverso la possibilità di connessione alla rete internet combinata all’utilizzo dei social network attraggono il nostro sguardo per quasi la totalità del nostro tempo.
La realtà circostante viene quindi offuscata dalla brillante luce emessa da questo moderno strumento che tutto, pare, ci consente di fare e raggiungere.
Questa finestra però può indurci in errore, limitando troppo i nostri sensi primordiali non siamo più in grado di distinguere cosa è reale e cosa non lo è, cosa è realmente contenuto in quelle immagini che percepiamo e cosa invece esse rappresentano inserite nel loro contesto.
Questi sono miraggi in un deserto di relazioni, di sguardi mancati e di vita che ci circonda.
Lo sforzo che lo spettatore deve fare per intuire ciò che è offuscato e la possibilità che offro di vedere chiaramente solo attraverso l’apertura (di dimensioni pari a quella di un display di smartphone) servirà da stimolo per comprendere quanto della vita quotidiana che ci circonda ci perdiamo e quanto semplice possa essere ritornare a sollevare il capo per osservarci intorno e tornare a godere a pieno il mondo in cui siamo.
L’opera è una serie composta da 5 elementi di dimensioni 330 x 483 mm di cui 4 disposti in verticale ed 1 in orizzontale.
Ogni singolo elemento può funzionare autonomamente o disposti in serie come nella foto.
DESERTI - 5 elementi di dimensioni 330 x 483, Stampa digitale su carta Moab 100% cotone, pannelli di legno, plexiglass bianco opalino - 2017
DESERTI - Microcosmo - Visioni di paesaggi contemporanei dal mondo. Valmontone – Museo di Palazzo Doria Pamphilj - 2019
CLUSTER
Cluster è un’installazione interattiva costituita da un poligono digitale olografico in tre dimensioni con un numero di facce variabili e che si muove sul proprio asse con una dinamica casuale. Sulla superficie del poligono, sulle sue singole e mutevoli facce, con un effetto specchio, si vedono parti di quella realtà che di volta in volta si trovano di fronte. Il poligono in movimento reagisce anche ai suoni circostanti, modificando in modo imprevedibile la sua forma. Quando il rumore supera una predefinita intensità l’ologramma esplode e ogni frammento porta con sé l’immagine della realtà che stava riflettendo. Un software, appositamente realizzato, consente la sincronia tra la realtà sonora e visiva che mutano intorno al poligono con le reazioni di quest’ultimo.
Cluster è dunque un oggetto digitale che rende percepibile la condizione di continuità che c’è tra la realtà analogica e quella digitale. L’ambiente analogicodigitale nel quale siamo è infatti caratterizzato da una perdita di confine tra quelli che erano due ambiti diversi e separati. Un sovrapporsi, o meglio un identificarsi, che comporta inevitabili conseguenze nella percezione della realtà e del tempo. Il primo elemento sul quale riflettere riguarda, infatti, la natura sempre meno immateriale dell’immagine digitale, che tende dunque ad assumere un carattere di materialità che lo rende prossimo all’analogico. L’altro insiste sulla percezione del tempo, su quello scorrere lineare (passato, presente, futuro) che è perturbato da un inedito espandersi del presente, determinato dalla continua immissione di dati, e nel quale confluiscono tanto il passato quanto il futuro.
CLUSTER - legno, plexiglass, schede elettroniche, monitor, videocamera, 90x90x150 cm - 2019
Salv Mundi 2.0
Chi guarda attraverso una finestra aperta vede meno cose di colui che guarda attraverso una finestra chiusa. - (Charles Baudelaire)
Attraverso una rielaborazione del celebre dipinto ‘Salvator Mundi’ di Leonardo da Vinci, (opera databile con molta probabilità nel 1499, in cui viene raffigurato frontalmente Cristo) con questo lavoro, pongo lo spettatore di fronte una immagine non visibile ad occhio nudo. L’immagine in questione rientra nel campo del non visibile, configurandosi come un ossimoro della definizione di immagine stessa. Allo stesso tempo avvicinandosi al concetto di visione nella religione in cui, per visione, si intende una comprensione immediata, attraverso un occhio interiore che solo alcuni hanno, così questa immagine, si rivela solo attraverso il mezzo tecnologico. Essa è un’immagine che esiste solo se esiste il mezzo attraverso il quale poterlo osservare o per meglio dire, solo in quel caso si rivela. Infatti solo attraverso ‘occhi digitali’ sarà possibile vedere ciò che è raffigurato in questo quadro. Mentre in alcune mostre è addirittura vietato fotografare le opere (per via del flash che se inavvertitamente inserito potrebbe determinare danni ai pigmenti contenuti nei colori) in questo caso sarà necessario attivare la fotocamera del cellulare, perché esso è l’unico modo per poter vedere ciò che si cela sotto i nostri occhi. Un tempo, solo in chi aveva fede, la visione di una immagine sacra innescava una visione alta ed altra, allo stesso modo questo lavoro e questa visione si rivelerà solo di fronte ad uno sguardo di ‘occhi digitali’. Qui la tecnologia si pone come condizione necessaria alla visione.
Salv Mundi 2.0 - Legno, Led infrarossi, cavi, 78,5x58,5 cm - 2019